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Contesto

- Il settore delle Utilities
 
Il settore dei servizi di pubblica utilità evidenzia un quadro in evoluzione, che mostra una crescita nei risultati economici finanziari e una tenuta degli investimenti, nonostante il calo del fatturato dovuto al crollo dei prezzi e della domanda di energia.
 
Nonostante un contesto congiunturale e settoriale ancora difficile, non solo si registra una tenuta dei risultati economico-finanziari, ma si affianca anche una crescente attenzione ai temi ambientali, alla trasparenza e alla comunicazione con gli stakeholder. Cresce la consapevolezza sui temi ambientali e sociali delle utility: il 33% delle aziende pubblica il bilancio di sostenibilità e l’82% di queste lo fa seguendo le linee guida del GRI. In aumento anche le certificazioni di qualità, tra le quali crescono soprattutto la OHSAS 18001 e la SA 8000 (+3%). L’attenzione alla Corporate Social Responsibility (CSR) traspare anche dall’alta diffusione del codice etico, adottato dall’89% delle aziende che fanno parte di Federutility d’ora in poi Top 100. Migliorano le performance in materia di economia circolare con la raccolta differenziata cresciuta del 6% rispetto al 2013 e con il 27% dei player che supera il 65%. Le aziende idriche nelle Top 100 presentano perdite medie inferiori al dato nazionale (34% contro il 36%), anche se il settore nel suo complesso evidenzia ancora la necessità di ingenti investimenti, soprattutto nella fase di depurazione e collettamento.
 
Un forte fattore di cambiamento del settore, è anche l’innovazione tecnologica e la ricerca che vede sempre più crescere il proprio ruolo e gli investimenti nel comparto utility. Utility 2.0, clienti più soddisfatti – Sempre più vicini al cliente e sempre più tecnologici: potrebbe essere questa l’evoluzione dell’offerta di customer care per le utility. Aumenta l’uso di social network e delle applicazioni per smartphone e tablet, mentre l’utilizzo dello sportello on-line è il principale mezzo di interazione col cliente per più di 7 utility su 10. Pur permanendo ancora ampi margini di miglioramento, si registra una maggiore trasparenza da parte delle aziende pubbliche: in aumento la quantità e la qualità delle informazioni fornite e il livello di adesione ai requisiti di legge. A questo trend positivo si accompagna, inoltre, un sensibile incremento degli investimenti in comunicazione e marketing, più che raddoppiati.
 
- Le difficoltà
 
Per un paese che, a distanza di venti anni dalle direttive Ue sulla depurazione è sotto sanzione per i ritardi infrastrutturali cronici, è fondamentale che si ricominci a parlare di investimenti e di copertura tariffaria in linea con i principi europei.
 
Il Paese soffre di un deficit di impianti, il 4% della popolazione è ancora priva di adeguati acquedotti, il 7% di un collegamento alla rete fognaria e il 15% della popolazione è sprovvista di impianti di depurazione. Nel Mezzogiorno 3 famiglie su 10 non sono collegate a un depuratore. Occorre concentrarsi su investimenti, regole e rispetto della legislazione anche da parte delle amministrazioni, più che sul dibattito pubblico privato. Considerando che ad oggi l’Italia ha le tariffe tra le più basse dell'Europa continentale, avremmo ampi spazi di recupero per investimenti in grado di generare occupazione e sviluppo sostenibile del territorio, dedicando particolare attenzione ad un 'bonus sociale idrico' a compensazione della spesa per le utenze socialmente deboli.
 
In campo depurazione l’Italia rischia infatti nuovamente di pagare una multa salatissima – ben 250 milioni di euro - comminata dall’Europa per non avere adeguato entro il 2015 i propri impianti fognari e di depurazione delle acque.
 
A far intravedere uno spiraglio di luce in questo ambito è la neo-istituzione di un fondo a favore degli impianti idrici.
 
A partire dal 2016 viene istituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico un fondo di garanzia destinato alle infrastrutture idriche, comprese le reti fognarie e di depurazione. Lo prevede l’articolo 58 del Collegato Ambiente alla Legge di Stabilità 2016.
 
Il Fondo è alimentato tramite una specifica componente della tariffa del servizio idrico integrato indicata separatamente, volta anche alla copertura dei costi di gestione del Fondo medesimo, determinata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) nel rispetto della normativa vigente.
 
Da notare che nel Collegato ambientale all’articolo 62, comma 4 viene evidenziato il fatto che tra i comuni che potranno gestire in autonomia in deroga alle regole dell’Autorità Idrica del territorio, potranno esserci anche quelli che presentano “un approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate” o con “sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette”.